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Il peso delle parole


Non siamo più abituati al silenzio, il silenzio del pensiero errante, della meditazione solitaria, del rinchiudersi in se stessi e guardare in profondità. Quello che impera oggi è il rumore, il frastuono, la musica a tutto volume, la parola urlata, il litigio televisivo, la politica cafona ed aggressiva. Tutto è sopra le righe e l'uomo risponde non ascoltando. Si parla di incomunicabilità: non è altro che il non ascolto.
E' un colloquio tra sordi mentali; comunicare significa disponibilità all'ascolto e ad essere ascoltati. La comunicazione è la capicità di modificare il nostro pensiero, essendo aperti, recettivi ed umili.
Mi è capitato di assistere ad un programma televisivo intelligente, per concentrarmi non ho guardato lo schermo ed ho chiuso gli occhi. Se discuto con un amico per ascoltare meglio le sue parole, senza distrarmi, preferisco non guardarlo negli occhi.
Le parole pesano e pesano soprattutto quelle dette con il cuore.
Alcune sono lievi come sassolini, altre sono dei macigni. Non sempre ricordiamo questo e le parole volano via apparentemente leggere, ma non sempre sappiamo valutarne il peso. Le parole incidono la nostra anima e lasciano segni duraturi. Le parole restano per sempre.
Roberto

Pubblicato il 26/2/2008 alle 0.33 nella rubrica Diario.

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